
I grandi sconvolgimenti politico – sociali che caratterizzarono l’Ottocento, coinvolsero inevitabilmente anche il “nostro” monastero; tuttavia, a differenza degli altri ordini monastici cittadini, i cappuccini di Avellino riuscirono a superare la crisi. Probabilmente la mancanza di beni fondiari e immobiliari e la ben nota filantropia dei frati fece sì che essi uscissero indenni dalle leggi eversive emanate durante l’occupazione francese. Leggi che portarono all’allontanamento dei francescani, dei domenicani, degli agostiniani e dei benedettini del monastero di S. Giovanni Battista a Porta Puglia.
Il monastero dei cappuccini, ormai unico in città, divenne un punto di riferimento importante per la comunità che, proprio in questo periodo, gratificò i frati con un gran numero di donazioni. Anche l’unico studentato ebbe nuovo impulso: nel 1840 furono iniziati i lavori di sopraelevazione di un piano del convento, proprio per poter ospitare dignitosamente gli studenti. I lavori vennero completati nel 1841.
Nel corso del secolo tutto il complesso monastico fu oggetto di ampie ristrutturazioni e di abbellimenti: nel 1826, nel chiostro, venne realizzato un artistico pozzo; su due lati del muro perimetrale del monastero vennero collocate, nel 1830 due edicole votive in ceramica policroma, raffiguranti la Vergine: nel 1857 venne rifatto il coro ligneo e nel 1887 si sostituì il vecchio organo.
Se si esclude l’”Apparizione della Madonna a S. Felice da Cantalice”, attribuito al Guarini e quindi opera del ‘600, gli altri quadri del soffitto: ”Abbraccio di S. Felice con Filippo Neri” – “Abbraccio di S. Francesco con S. Domenico”, sono opera di pittori dell’Ottocento.
Nell’Italia post-unitaria, con la soppressione degli ordini monastici, il convento venne incamerato nei beni del Comune. Quest’ultimo tuttavia, ben conoscendo lo spirito di carità dei frati, avendo in progetto l’istituzione di un asilo di mendicità, pensò di affidarlo ai cappuccini. Nel 1867 venne quindi stipulata una convenzione con il padre guardiano, Gaudiosa da Napoli, ed ebbe inizio questa benemerita istituzione che rimase in attività per circa 70 anni, fino a quando, nel 1939, venne eretto il “nuovo” Ricovero Rubilli.
Fra le opere più recenti segnaliamo le terracotte che ornano il chiostro del monastero, realizzate negli anni sessanta dal maestro napoletano Giulio Catelli ed ispirate alla vita di san Francesco.
Nella sua lunga storia, questo convento ha sempre rappresentato un “rifugio sicuro”, per ogni evenienza e calamità, Durante l’epidemia di colera nel 1883, l’Amministrazione Provinciale, per far fronte all’emergenza, dovendo individuare un luogo dignitoso per il ricovero dei colerosi, pensò al giardino del convento e precisamente alla parte retrostante la chiesa. Naturalmente, la non facile gestione di quell’emergenza venne affidata ai frati cappuccini. Nel 1943 poi, quando le “bombe amiche” fecero una strage dei nostri concittadini, sulla porta del convento venne affissa la “Croce Rossa” e i nostri frati divennero, ancora una volta, solerti e amorevoli infermieri.
Fonte: Prof.A.Montefusco “Monografie per la storia di Avellino”
