
Nel corso del secolo XVI, la città di Avellino, grazie all’illuminato governo della contessa Maria De Cardona prima, e dei Caracciolo dopo, conobbe un rifiorire d’interessi culturali e religiosi, che si concretizzarono con la nascita di diverse istituzioni sociali ed ecclesiastiche: il monastero verginiano di S. Giovanni Battista, il convento domenicano di Santo Spirito, il seminario diocesano, il Monte di Pietà etc…
In questo clima di rinascita culturale e di intensa religiosità, l’Università di Avellino si rese interprete nel comune desiderio di accogliere in città una comunità di frati cappuccini.
Questa congregazione, dell’ordine francescano, era stata riconosciuta da Clemente VII nel 1525 e, nel volgere di pochi decenni, la fama di carità e di umiltà di questi frati aveva conquistato la benevolenza dei fedeli di tutta Italia.
Ad Avellino c’era una forte e consolidata tradizione “francescana”, che risaliva addirittura alle origini del francescanesimo, per cui l’accoglienza in città dei cappuccini, che si prefiggevano un ritorno alle forme più rigide della regola, veniva visto come un evento importante.
Nella seconda metà del secolo XVI, furono preso contatto con il Generale dell’Ordine per passare l’attuazione pratica del progetto. Si richiedeva comunque un considerevole impegno per reperire sia i fondi necessari all’acquisto del suolo su cui doveva sorgere il convento, sia quelli della sua costruzione.
Fonte: Prof.A.Montefusco “Monografie per la storia di Avellino”
