Valorizzazione dei beniculturali della citta' di Avellino

Descrizione delle opere secondo il Prof. Riccardo Sica

 Procedendo dall’altare centrale si possono notare: la “Deposizione” “ (1551 o 1571),

L’ OPERA FIRMATA DI SILVESTRO BUONO  MOSTRA IN BASSO A SINISTRA UN RITRATTO DI UN SIGNORE IN ABITI DELL’EPOCA, PROBABILMENTE GIAN GIACOMO SPATAFORA SINDACO DI AVELLINO, FORSE GRATIFICATO PER AVER DONATO IL TERRENO PER COSTRUIRE CHIESA E CONVENTO

la “Madonna delle Grazie”, “San Gennaro” e “San Francesco” (1584 circa) di Silvestro Buono, nel trittico dell’altare.

Proseguendo si vedono le lunette di Nicola Malinconico (non oltre il 1727)

 le superbe figure di Francesco Solimena rappresentanti “San Pietro”  a destra e “San Paolo”  a sinistra del 1702 circa

 Gli ovali dei “Misteri” nella navata centrale presumibilmente di Teresa Palomba ( a sinistra: la “Presentazione al tempio”, la “Visitazione’ e la “Pentecoste”; a destra  l’Assunzione”, la “Discesa dello Spirito Santo” e l’“Annunciazione”, la cui datazione non va oltre il 1748.

 Si riservi particolare attenzione al piccolo dipinto della “Madonna che appare a San Felice” ( opera attribuita a Nicola Vaccaro che avrebbe replicato, a suo giudizio documentato, un dipinto analogo eseguito dal padre per la chiesa di San Pietro ad Aram a Napoli, su committenza della famiglia Muzio Spadafora di cui non a caso nel dipinto avellinese sono raffigurati lo stemma araldico e la figura di Donna Maria Antonia Ruffo, moglie dello Spadafora).

Nel soffitto, invece, procedendo dall’altare maggiore verso la navata centrale, l’Apparizione della Vergine a San Francesco e San Felice da Cantalice” (di Michele Ricciardi, metà sec. XVIII),

l’Adorazione dei Magi” (di autore ignoto, copia da Pietro Negroni), la tela che peggio si è conservata della raccolta, che, però, è assai rappresentativa del manierismo controriformistico del primo Seicento nel Meridione.

l’Abbraccio fra San Felice e San Filippo Neri” e l’Abbraccio fra San Domenico e San Francesco”, entrambi di Michele Ricciardi (prima metà XVIII sec.).

NELLA TELA CHE RAPPRESENTA L ‘ABBRACCIO DI SAN FELICE CON SAN FILIPPO NERI POSSIAMO RICORDARE CHE ERA FREQUENTE NELLA ROMA DEL 500 ASSISTERE ALLE MALEDIZIONI CHE I DUE RELIGIOSI SI SCAMBIAVANO QUANDO SI INCONTRAVANO DURANTE LA QUESTUA. “CHE TU POSSA ESSERE SQUARTATO, CHE TU POSSA ESSERE FATTO A PEZZI, CHE TU POSSA ESSERE BRUCIATO VIVO” E SOLO QUANDO SI ERA RADUNATA UNA BELLA FOLLA INCURIOSITA DALLO SCAMBIO DI IMPROPERI CONCLUDEVANO CON UN “TU POSSA SUBIRE QUESTO PER AMORE DI DIO” E SI ABBRACCIAVANO, FACENDO, IN QUESTO MODO,SU QUESTO EPISODIO CIRCOLANO DA SEMPRE SANTINI E STAMPE

La  “perla” dei   dipinti esposti nel soffitto, è la splendida pala dell’Apparizione della Vergine a San Felice da Cantalice” di Francesco Guarino (1650 c.).

Nel convento, abbiamo la pregevole “Fuga in Egitto”. Motivata sul piano delle concordanze cronologiche, stilistiche e documentarie, si dà l’attribuzione a Teresa Palomba (metà XVIII sec.)

Si menzioni anche  L’Immagine di Padre Pio” (2015) e il “Cenacolo” (1965) di Pio Barzaghi e L “Annunciazione” (1983) di Antonio Festa,

Pregievole è la statua di “San Francesco d’Assisi” in legno policromo attribuita a Giuseppe Picano (fine XVII sec.- inizio XVIII sec.) (vedere ubicazione)

Interessanti sono  i venti  altorilievi in terracotta (lunette)   che sono nel chiostro del convento, ispirati alla tematica francescana, eseguiti nel 1968 da Giulio Catelli, originale ed estroso scultore camaldolese ancora tutto da scoprire.

Fonte: Rielaborazione articolo  Giornaleirpinia.it su documentazione del Prof.Riccardo Sica